#Interventi. Il digitale al servizio della curiosità e della bellezza. #IoSonoCampus incontra Alexandra Korey

Alexandra Korey, esperta d’arte di Toronto e fiorentina di adozione, ha creato nel 2004 il blog www.arttrav.com, per “rendere accessibile l’arte”. Lavora anche a Flod, agenzia di comunicazione a Firenze. #IoSonoCampus l’ha intervistata per capire il rapporto che esiste tra turismo, digitale e cultura nella definizione delle nuove prospettive di ripartenza del settore.

Cos’è il marketing digitale del turismo? In che modo è diventato il tuo lavoro?
Sono una straniera che ha scelto l’Italia, aspetto che mi dà un punto di vista diverso, esterno, sulle bellezze (e anche sui problemi) di questo paese. Il mio percorso lavorativo non è tradizionale: non ho studiato il marketing, ma piuttosto ho fatto un dottorato in storia dell’arte e iniziato la mia carriera come professore universitario.

Mentre studiavo ho aperto un blog, nel lontano 2004, per raccontare l’arte e i miei viaggi attraverso l’arte. Questo blog è diventato lavoro quando è stato notato da chi gestiva il portale ufficiale del turismo in Toscana; così sono diventata parte del primo social media team della regione.

Da lì sono entrata a far parte di un gruppo che fa marketing digitale (e non), inizialmente soprattutto verso un pubblico straniero. Che cos’è il marketing digitale del turismo? Non saprei! So che, da parte nostra, valorizziamo il territorio e i suoi prodotti raccontandolo dal nostro punto di visita, con testo e immagini che per quanto possibile considerano il pubblico a cui parliamo.

Quali competenze servono oggi per raccontare il turismo attraverso il digitale?
Quando cerco stagisti o nuovi assunti per la nostra agenzia di comunicazione, cerco tre cose. Per me, scrivere bene è essenziale: un buon vocabolario, grammatica perfetta e il dono della sintesi quando serve. Per il nostro art director, la capacità fotografica o comunque un occhio per l’estetica. E poi, una voglia di lavorare in digitale, un aspetto “geek”, perché per lavorare attraverso il digitale devi sapere come funzionano i meccanismi (oppure sapere come cercarlo e trovare le risposte su Google).

Con quali strumenti narrativi possiamo raccontare oggi l’esperienza del turista? E quanto contano le piattaforme social?
Gli strumenti sono… solo strumenti. Prima cosa, bisogna avere l’idea, la storia, la struttura… e poi l’abilità di trasformare questo in un prodotto fruibile. I social sono essenziali per la distribuzione di ciò che produciamo. Se faccio un video e non lo carico su YouTube chi lo vede? Per il turismo, probabilmente il video è lo strumento narrativo attualmente più efficace per il grande pubblico. In realtà ci sono tanti altri possibili strumenti, ma credo che siano più di nicchia, tipo un libro che si svolge in un luogo, che quindi possa ispirare curiosità sulla cultura (tipo Elena Ferrante per Napoli).

Turismo e cultura: quali storie dobbiamo ancora raccontare?

Il bello della cultura è che, soprattutto in Italia, abbiamo diversi millenni da raccontare, e non si esaurisce mai. Abbiamo la cultura contemporanea del mangiare, che magari è un punto di entrata per tanti turisti, ma abbiamo anche l’archeologia antica, il rinascimento, l’ottocento, la lingua, la letteratura…

Ci sono storie che vengono ripetute da tutti ed altre che magari conosciamo ma che i nostri visitatori devono ancora scoprire. La difficoltà secondo me sta nel raccontare le cose più nascoste: non è sempre facile visualizzare la storia se non è visibile (ma forse questa storia ispira poco la visita?). Io non saprei dire quali storie dobbiamo ancora raccontare. A chi? Perché? Piuttosto trovo interessante la possibilità di scoprire nuovi modi di raccontare le stesse o altre storie, modi che ispirano visitatori, quelli buoni. Mi spiego: secondo me non dobbiamo alzare per forza il numero di turisti, anzi, ma piuttosto alzare la qualità dei turisti e del turismo. Quali sono le storie che possiamo raccontare, e come, per arrivare a questo obiettivo?

Domanda e offerta. Cosa vogliono oggi i turisti. Cosa possono offrire di nuovo i luoghi e le destinazioni ai turisti?
Mi collego alla mia precedente riflessione.

Se fossi una destinazione turistica, penserei non solo a cosa vogliono i turisti (alcuni requisiti sono leciti, anch’io voglio un bagno pulito e un trasporto pubblico funzionante), ma come voglio indirizzare i turisti in modo che la loro esperienza possa essere di mutuo beneficio.

I turisti medi a Firenze vogliono il Duomo, il Davide, il gelato, e l’hotel con l’ascensore. Glielo devo dare? No. Devo trovare modo di incentivare una visita profonda e alla scoperta della nostra cultura, che include la mancanza di ascensore e aria condizionata ma in compenso può essere un pranzo di tre ore con prodotti locali, oppure l’esplorazione di una chiesa fuori dal centro o dei sentieri di Leonardo da Vinci a Fiesole.

Cosa consigli agli studenti del Campus che vogliono fare del turismo il loro futuro?
Siate curiosi
. Viaggiate. Sperimentate, fotografate, raccontate.